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Ritratto di Stanis Dessy

Stanis Dessy

nasce ad Arzana (NU) il 24 agosto 1900. Muore a Sassari il 21 ottobre 1986.

 

Stanis Dessy

di Giorgio Pellegrini

da La Nuova Sardegna, 13 Marzo 1987

 

Nell'Europa artistica del primo dopoguerra la parlata del realismo ritorna generale, impellente. La catastrofe del conflitto ha gelato i fervori cerebrali delle avanguardie e ha svelato, lucidamente, il tradimento di quelle acclamate ansie polemologiche sottese agli "ismi" più aggressivi del primo Novecento. Una brutale tabula rasa nella ricerca estetica occidentale impone urgente all'artista degli anni venti il recupero del reale e lo costringe in un'"invidiabile situazione di primordialità". Sintetica citazione da Bontempelli, valida a definire lo stato delle cose negli ambienti artistici dell'epoca. Da Roma a New York, passando per Berlino, è tutto un rientrare nei ranghi dell'oggettività. Una rincorsa al realismo che si colora di etichette diverse a seconda del contesto originario ma che muove dappertutto in nome di un unico intento, descritto in quegli anni da Anna Seghers: "...trovare negli oggetti le tracce, le tracce di una situazione!". L'ala italiana dello schieramento fa capo in quegli anni al gruppo romano stretto intorno alla rivista "Valori plastici". Ed è nell'atmosfera della capitale, ricca di umori vecchi e nuovi, che gravita il giovane sardo Stanis Dessy, studente a Roma dal 1917 al '21. Il seguito della storia si legge nel limpido itinerario espositivo della retrospettiva dedicata all'artista, inaugurata giorni fa al Padiglione dell'Artigianato di Sassari e aperta per tutto marzo. Gli oltre quaranta pezzi esposti, relativi agli anni venti, scandiscono un resconto puntuale delle scelte stilistiche del pittore e ne rivelano quel solido spessore qualitativo che sopravviverà inattaccabile anche nei momenti finali della sua produzione, fatalmente condizionata dall'evidente isolamento culturale. E' in queste opere che si riconosce l'esplicito allineamento di Dessy alle nuove tendenze del realismo romano ed europeo. Un adeguarsi che non ne sacrifica peraltro la fisionomia d'artista distinta e mobilissima. Nei primi lavori si passa con rapida disinvoltura dai preziosi smalti cloisonnè, di stile francese, alla nitidezza più mimetica ma ancora piatta dell'Autoritratto del '21. Sino ad arrivare, intorno alla metà del decennio, agli esiti finali -di assestamento- nei modi internazionali del linguaggio realistico. Ada del 1927 è già sotto-vuoto, la figura è immota, intagliata con crudezza puntigliosa, a brillare verniciata di luce metafisica come nei ritratti di Christian Schad. e ancora Zia Remondica del '28, effigiata, senz'aria, alla maniera lucida e impietosa di Otto Dix. "...Quasi l'aspetto di una Neue Sachlichkeit, ma senza la gravezza tedesca anzi velata di belliana cattolica romanesca pigrizia". Vale anche per Dessy -anch'egli in parte "romano"- la sottile notazione di Roberto Longhi a proposito di alcuni pittori ai margini di "Valori plastici": Donghi, Guidi, Bartoli, Socrate, Trombadori. Da ritoccare semmai, per il sassarese, l'aggettivazione longhiana: non "cattolica romanesca pigrizia" ma una solarità tutta mediterranea stempera la "gravezza tedesca" di certe nature morte del sardo, e la salva da una similitudine altrimenti senza scampo con quelle -vicinissime- di Alexander Kanoldt. Ed è ancora la luce del mare ad accostare i cieli vivi dei suoi paesaggi a quelli di un altro schietto mediterraneo del gruppo romano: il siciliano Francesco Trombadori. Affinità e parentele nella pittura di Stanis Dessy, bene evidenziate e dimensionate nell'introduzione di Filiberto Menna al catalogo che accompagna e completa la mostra di Sassari. Sia nel volume che in mostra, ampio spazio è riservato inoltre all'imponente opera grafica del sassarese. Le oltre cento tavole esposte offrono un quadro più che esauriente dell'attività di un disegnatore e incisore d'eccezione. Splendide le xilografie, specie dove domina quella richezza nell'impianto chiaroscurale ricavata con segni fitti e decisi che è poi cifra stilistica inconfondibile del Dessy. Anche qui evidente e avvertibile la densità di richiami ai modelli storici dell'arte grafica. L'immediatezza sintetica giapponese, la minuzia descittiva dei grandi maestri del Rinascimento tedesco e, nelle calcografie, certi spessori atmosferici alla Rembrandt: tutto sapientemente assimilato e personalizzato nei modi linguistici assolutamente autonomi e distinti di un altro autorevole protagonista nel capoluogo storico dell'arte incisoria di Sardegna.

 

 

 

S. Dessy - Autoritratto

Autoritratto, 1921, olio su tela


S. Dessy - Ada

Ada, 1927, olio su tela


S. Dessy - Zia Remondica

Zia Remondica, 1928, olio su tela


S. Dessy - I Mendicanti

I Mendicanti, 1928, xilografia


S. Dessy - Mendicanti di Monte Gonare

Mendicanti di Monte Gonare, 1930, xilografia


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